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Utente: icecool
Nome: Ajeje Brazof
Un sopravvissuto. Mannaro Khardan fino al midollo. Leone ascendente leone. Sono la mia maledizione.

Avvertenza

Questo blog non è una testata giornalistica, lo aggiorno quando cazzo mi pare, scrivendo cosa penso, senza rubare idee, fotografie e/o parti di testo, salvo dove diversamente indicato. Alcune immagini possono risultare forti, alcune idee bislacche, alcuni testi deliranti. Questo Blog non è neppure un Ferrero Rocher. Chiaro no?

Ipse dixit

Per capire chi sono, e perchè sono un sopravvissuto, devi leggermi al contrario, ovvero partendo dal primo post. Cosa amo, cosa odio e come scopo non sono cazzi tuoi

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martedì, 10 novembre 2009 ore 06:30

Quando non dormi....pensi.

Osservo questa umanità bislacca, multiforme e frenetica.
Non mi piace più.

Allora, ti prendo la mano, e col pensiero vado qui.
E sorrido.





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categorie: viaggi
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giovedì, 05 novembre 2009 ore 10:57

Fog

La nebbia, stondata come un ventre materno, uniforma ed ammanta ogni cosa, nessuno spigolo rifugge la sua dolce correzione.
Ti alzi dal letto e programmi sessioni spiritualmente anomale, emulando crisalidi ansimanti prigioniere in bozzi d'acciaio.
Proteiche distese di petrolio invischiano le tue ali bianche, mentre il grigiore bluastro obnubila le tue plastiche voluttà: diventa imperativo arroccare corto.




Stasera pasta e fagioli.
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categorie: dito ar culo
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Reservoir Dogs

Se mi  spari solo in sogno,  è meglio che ti   svegli  e mi chiedi   scusa.

[Mr. White]


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categorie: quentin, testa di cazzo
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martedì, 03 novembre 2009 ore 09:01

The dark side of the moon

Anno di grazia, 2005.

Io godo di ogni giornata che mi viene regalata / ma certe volte non godo / e se non godo non fingo di avere orgasmi.




Anno di grazia, 2009.

Mi affaccio al Mondo / con gli occhi di bimbo / curioso e vorace / nel ricercar la pace.



" Io  credo   semplicemente quello che  non  ti uccide "

E vaffanculo a Leopardi.

 

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categorie: mormorii
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lunedì, 02 novembre 2009 ore 07:37

Alda Merini



Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
Vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
- - - - - - -

Visionaria,  sommessamente semplice  ed essenzialmente scarna. 
Una poetessa italiana,  la nuda purezza dei chilometri zero.
Assolutamente profonda, figlia della pazzia e del manicomio, bistrattata ed osannata secondo stagioni.
Come i migliori artisti sarà consacrata "grande" soltanto dopo la morte.
Cioè ieri.  

" Sono una piccola ape furibonda.
Mi piace cambiare di colore.
Mi piace cambiare di misura."  

Buon viaggio Alda, riposa in pace.    
   
- - - - - -

Alla Tua salute, amore mio. 

Accarezzami, amore,
ma come il sole
che tocca la dolce fronte della luna.
Non venirmi a molestare anche tu
con quelle sciocche ricerche
sulle tracce del divino.
Dio arriverà all'alba
se io sarò tra le tue braccia.

Bambino

Bambino, se trovi l'aquilone della tua fantasia
legalo con l'intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l'ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell'acqua del sentimento.

 
Delirato da icecool
categorie: poesia
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sabato, 31 ottobre 2009 ore 12:09

Ho visto....

Questo.



E un sacco di altre cose.
Qualcosa è cambiato.
Si. Decisamente.
Delirato da icecool
categorie: viaggi
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venerdì, 30 ottobre 2009 ore 08:26

Di un posto neppure troppo lontano.

Ho nostalgia di questo posto.
Del suo lento incedere, di quel cielo sorridente incrostato di bambagia, del profumo del sughero che, svogliato, cola dalla corteccia delle querce mutilate.
Ho nostalgia delle fronde cinguettanti al vento, della brezza oceanica che sussurra profumi di sale, inebriandoti con note speziate di vaniglia stellata e ciliegie mature.
Ho nostalgia di uomini con le mani grosse, del loro sudore che cola copioso, mentre zappano inferociti un terreno difficile, che impasta ogni cosa.
Se lo annusi è fragrante di creta bagnata, di sottobosco e di felci mature. Ti sporca le mani e annerisce le unghie, ma è vivo, incontaminato e selvaggio.

Tre giorni in questo convento, vibranti ed indimenticabili.
Siamo tasselli di un puzzle difficile da comporre, incastrarsi senza sbavature è quantomeno emozionante.

DSCF0213




































Convento do Espinheiro -  Evora - Portogallo.
( la foto è mia, se la rubi senza chiedere il permesso sei quantomeno un coglione.)
Delirato da icecool
categorie: viaggi
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giovedì, 29 ottobre 2009 ore 14:40

Nuova veste!

Io ho il template nuovo e voi no!! Cicca cicca gnè gnè!!

Esattemente come lo desideravo:  nero con una leggera luce, inquietante ma anche rassicurante, e poi, che cazzo, il tocco delle nuvolette che fa tanto "fru-fru" inside è favoloso !

Aspetto le vostre considerazioni, ma tanto lo terrei comunque!

Special thx to MARTINALAMATTA,  the best of fixing bug, image's hacking, advance editing and LILLA LINE.


Delirato da icecool
categorie: invidia, testa di cazzo
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mercoledì, 28 ottobre 2009 ore 10:36

Come un sassolino nella scarpa, o un trave nell'occhio. O era un dito nel culo?

Il tourbillon è un meccanismo preciso, sindacale come il sorgere del sole, inesorabile clessidra dello scandire del tempo.
Esso è inserito all'interno degli orologi più prestigiosi, allo scopo di annullare l'effetto negativo della gravità terrestre sulla precisione dello stesso.

Ogni minuto compie un giro. Inesorabile come uno schiacciasassi, puntuale come la morte.
Lo fa senza pensare, niente lo scosterà dalla sua fredda logica fatta di molle e bilancieri, di attrazioni lunari e di mele che cadono.

Non ha cuore, non ha anima e neppure cervello.
Custodisce e possiede il tempo del suo inventore, nulla di più.

La regolarità non è mai stata il mio forte, ma non sono ciclico, bipolare o altalenante.
Sono fallibile, distratto dalle farfalle e attratto dalle nuvole, sono romantico, sono amico degli emarginati, un sognatore che accarezza la morte e ama la vita.
Mi piace avere freddo, essere scosso da brividi potenti per godere del caldo delle coperte, malsana similitudine della quiete dopo la tempesta.

Ho sbagliato spesso, ma non ne faccio un vanto.
Due sabati fa, dopo 8 anni di lontananza da sogni chimicamente fasulli, mi sono devastato oltre il limite. Ho ritrovato polverine magiche, cristalli di crack e giochini fumosi. Ho inalato demoni vestiti da sposa, alterando percezioni che di succulento avevano ben poco.
Ho dormito dentro un letto sfatto come i miei occhi, in una casa non mia, profumato d'assenzio e di etere.
Ho sognato topi giganti che rincorrevano gatti minuscoli, ho visto la stella polare sciogliersi al sole, mio padre che rideva di me, prigioniero in enorme bolla di sapone.
Una moltitudine di attrazioni distratte verso un mondo che non mi appartiene, devastazione puntuale per chi è sempre in anticipo, carezze morbose di mani artigliate che graffiano, regalando tagli profondi e sanguinolenti.

Tutto ciò mi ha fatto male, ma è servito.
Ho pensato, moltissimo, quindi l'ho tritato finemente e metabolizzato.
Oggi, con cartesiana certezza, posso affermare che due sabati fa non è successo proprio nulla, sono ancora 8 anni che non tocco una droga.

E questo, lo devo a Te.
Grazie.

PS: postarlo è un atto di esorcismo dovuto.


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categorie: Dito ar culo, dito ar culo
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Briatore batte Darfur. Dietrologia, ma anche no!

Vista ieri su All Music.
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Per i media italiani le vacanze di Flavio Briatore meritano il triplo di attenzione di una epidemia di colera in Zimbabwe, che ha colpito 70.000 persone e ne ha fatte fuggire altrettante.
Lo stesso oblio mediatico è toccato alla crisi sanitaria del Myanmar, alla Somalia e al Congo occidentale, paesi dilaniati dagli scontri tra Governo e gruppi militari ribelli.

Ogni volta che vedi la faccia di Briatore
ricorda quello che non ti stanno facendo vedere.


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Peccato che l'uscita di tale brano coincida con la morte mediatica del Briatore stesso.
Ma di sovraesposti ne abbiamo un fottio, basta semplicemente cambiare nome.
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martedì, 27 ottobre 2009 ore 15:33

Del primo e dell'ultimo giorno di caccia.

Mi scuso per la lunghezza, ho eliminato qualche descrizione per evitare che fosse interminabile. Meno di così non avrebbe avuto il giusto peso. Almeno per me.
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La caccia è una graffio primordiale che ogni essere umano custodisce ed esterna in modo diverso.
La caccia non è uno sport, ma neppure un hobby.
Essa è passione, viscerale e spasmodica, e come tale non ha riscontri logici, giacchè tutte le passioni, dal calcio alla fica, esistono in funzione di meccanismi inspiegabili quanto reconditi.
La massaia caccia il melone più succoso, a scapito della vecchietta lenta ed incerta, il fighetto di turno caccia la biondina dalle tette grandi, il laureato caccia il posto migliore, insomma, la caccia è competizione e predazione, sia essa sociale o animalesca.

Ho iniziato ad armeggiare con le armi intorno ai 12 anni, sparando alle latte dei pelati, sistemate con nevrastenica precisione dal mio babbo, lungo i sentieri di campagna, fra le biforcazioni degli rami o appena visibili fra i cespugli.
Gradualmente sono passato ai bersagli mobili, dapprima seguendo il lento incedere dei corvi, poi il volo dei pipistrelli, uno sfarfallare irregolare ed assolutamente imprevedibile.
L'allenamento consisteva nel prevederne le evoluzioni e mantenere il ratto volante allineato con la tacca di mira, e questo senza sparare neppure una cartuccia.
Quindi, ultima tappa, ho esploso centinaia di colpi sui campi da tiro, rompendo piattelli e abbattendo lepri meccaniche. Mio padre, seppur fosse normale per un figlio di un cacciatore, non ha mai voluto che sparassi a nessun animale, questo finchè non avessi conseguito il porto d'armi ed il permesso di caccia.

Arriva l'agognato momento, una domenica settembrina di venti anni fa.
La sera prima eseguo il rituale controllo dell'arma, emozionato e fremente, lasciando ai piedi del letto lo zaino pronto e gli abiti da indossare la mattina, operazione da eseguire rigorosamente al buio, per mia madre un cacciatore rumoroso in famiglia era più che sufficiente.
Si parte alle 4, sulla jeep dell'amico Mario, con altri due amici ed il babbo; la macchina è carica all'inverosimile: zaini, fucili, e cartuccere, nonchè 4 cani allegri e scodinzolanti.

Arriviamo in zona di caccia che albeggia, l'aria è fredda e pungente, mentre il sole, ancora nascosto dalle vette più alte, pennella il cielo azzurro con lampi arancioni.
L'alba in alta montagna ha un fascino particolare, affascinante: la valle resta nell'ombra a lungo, finchè il sole, spuntando dalla cima, inizia ad illuminarla lentamente, come i fari di un auto nella notte, sciogliendone il grigiore  e mostrando colori fantastici da scaldare col suo dolce tepore.

Mi vesto nervosamente, ed iniziamo la risalita, attraversando un'enorme pineta di larici. La zona da battere è sita più in alto, la caccia è sudore e fatica, specialmente in montagna - Dovrai guadagnarti la tua prima preda, giovanotto! - dicono gli amici ridacchiando.
Mio padre resta alle mie spalle, per controllare se mantengo la posizione di sicurezza - dice lui- Io sono certo che tema un'involontaria fucilata nella schiena.

Siamo a caccia di galli forcelli, ovvero il fagiano di montagna. Una macchina infernale, costruito per picchiate velocissime e repentine, handicappato per colore e quindi fornito di grande stretegie di fuga, un vero "Rommel" volante.


Una squadra di cacciatori, poco più in alto, disturba la quiete di un grande maschio, che si tuffa, con le ali serrate, dentro il canalone,  picchiando deciso nella mia direzione.
Imbraccio il fucile, il cuore pulsa maledettamente forte, lo stesso dannato groppo allo stomaco degli innamorati - Gigi stai calmo, libera la mente da ogni pensiero - E' il mio film, ho aspettato vent'anni questo momento, non sbaglierò, quel fagiano sarà la mia prima preda.
Lo sento fischiare tanto è veloce, è quasi a tiro, adesso lo vedo nitidamente.

Mio padre poggia la sua mano sulla canna del fucile, spingendo verso il basso, un movimento inesorabile e deciso che non riesco a contrastare.
"Ma che cazz....pà??"
Mi guarda dritto negli occhi, e sorride: " Domani.....lo prenderai domani. Oggi guardalo volare."
Il fagiano mi sfila davanti, elegante nel suo smoking nero e sicuro di se. Lo guardo aprire le ali e tuffarsi nei rododendri, per poi sparire alla mia vista.

Questa è la caccia vera, emozionante, esercitata nel massimo rispetto verso quegli animali che morranno per un tuo capriccio.
Nulla è fine a stesso, nulla è scritto, la morte non sarà gratuita, necessaria nè predeterminata. L'uomo col fucile ha un grande potere, che dovrà essere domato e governato da una mente libera da inutili quanto barbariche uccisioni.
Allora, e soltanto allora, sentirai che l'odore della morte è un profumo, quello del coccio che ospiterà la tua preda, è calore, quello della famiglia e degli amici che mangeranno al tuo tavolo, ed è saggezza, nell'onorare l'animale che ti sfamerà, servendolo nel migliore dei modi.

Ho sempre cacciato in compagnia di persone più anziane di me. I giovani d'oggi, tranne rare eccezioni, capiscono ben poco, preferiscono un grasso carniere ad una giornata lenta e piena di grandi valori.

La scorsa settimana, complice sua moglie, porto a caccia l'amico Mario. Ormai 70enne, non esce di casa da mesi, minato nel fisico da un brutto trapianto e altre amenità sui generis, compresa un'orribile cecità progressiva.
E' stato un grande cacciatore, di classe superiore, mai visto sbagliare un colpo. Preciso ed inesorabile, resistente ed in grado di reggere la compagnia di un ragazzo più giovane di lui di un sacco di anni.

Iniziamo verso le 8, non c'è fretta, vorrei che avesse una giornata memorabile. Si stanca rapidamente, dopo aver perlustrato un paio di stoppie e un piccolo bosco lo vedo provato, nonostante elargisca, in stoico silenzio, un sacco di sorrisi.
Ci sediamo sotto una grande quercia, ai bordi di una piccola radura. Dal tascapane spunta un salame, del pane, un pezzo di formaggio e l'immancabile fiasco di vino, se sua moglie sapesse cosa ho preparato per colazione mi ucciderebbe, tutto rigorosamente vietato.
Ma vaffanculo, meglio morire oggi che vivere 100 anni a brodo e pappette del cazzo, vero amico mio?

Mangiamo, ricordiamo i vecchi tempi, lui ride spesso, narrando episodi ed aneddotti ormai sbiaditi e corrosi da perderne i contorni.
Terminata la colazione mi alzo, e lo vedo pallido. Soffre, in silenzio.

"Senti Mario, resta qui. Io faccio il giro largo, questo è un posto magnifico, se ci sono fagiani te li spingo in bocca."

Lui accetta, e si siede nuovamente.
Riparto da solo, il cane davanti con muso ben piantato a terra, sembra quasi che abbia rinnovato il suo impegno, raddoppiandolo. Dopo una ventina di minuti, sulla strada del ritorno, attraversiamo un piccolo campo incolto, con l'erba decisamente alta. Il cane è irrequieto, annusa qualcosa ma non riesce a fermalo, lo incito nel proseguire, forse è la volta buona.

I fagiani, 5 polli del cazzo lanciati da poco da qualche associazione venatoria, escono dall'erba, e senza volare, corrono in fila indiana verso la radura. Trattengo appena il cane, non vorrei che li facesse volare, potrebbero cambiare direzione.

Sono a circa 70 metri da Mario e mi fermo, osserverò la scena da lontano lasciandolo spararei in tutta tranquillità, è ancora capace di prenderli tutti.

Li sente arrivare, il primo maschio sfoggia la stupidità delle galline, e canta felice. Lui si alza, imbraccia il fucile, li punta, ma non spara. I fagiani gli passano così vicini che potrebbe prenderli a calci nel culo, invece resta impassibile.
Parto di corsa verso di lui -ma che cazzo fai? - e poi, la folgorazione, mi torna in mente l'insegnamento di mio padre, capisco e rallento, arrivando al suo fianco.

"Allora?"
"Niente gigi, non è passato niente." La sua voce non tradisce nulla, ed io non ho intenzione di chiedere altro.

Saliamo in macchina, è sceso uno strano silenzio, greve di emozioni, di vita e ricordi che non torneranno mai più.
Mentre guido lo guardo di soppiatto, ha gli occhi gonfi di lacrime, ma si trattiene. Da grand'uomo qual'è, lascia esplodere dentro di se quel pianto doloroso che sarebbe liberatorio.

Arriviamo sotto casa, lo aiuto a scendere e gli porgo fucile e cartuccera. Lui, guardandomi con serenità dice: " oggi è stata la mia ultima cacciata, non verrò mai più."

Poi, col portamento e la fierezza dei grandi guerrieri Masai, mi abbraccia strettissimo, gira su stesso e attraversa la strada, per sparire nel portone di casa.

Questa è la caccia che amo.
Queste sono le persone che mi hanno fatto crescere più in fretta degli altri.
Queste sono persone che meritano l'appellativo di UOMO.
Questi saranno gli insegnamenti che trasmetterò a mio figlio, perchè sia un uomo vero in questo mondo merdoso e lercio, dove l'apparire, ahimè, conta sempre più dell'essere.

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Dedico questo post all'Amico Mario, agli anticaccia ed alle persone sensibili.
Libertà di commento anche ai contrari, chiedo semplicemente educazione e rispetto.






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lunedì, 26 ottobre 2009 ore 11:27

De gustibus non est disputandum. Shemale ruleZ

Massima libertà nelle proprie devianze o preferenze sessuali, sia chiaro.

Però, caro Marrazzo, limonare e succhiare il cazzo a  questa delicatezza brasileira  è quantomeno discutibile.

[ La fotografia è tratta dall'ansa, che ne detiene tutti i diritti. Viene postata per mero scopo ricreativo, nonchè educazionale. ]


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Ecco.

Mai esercitare la professione medica se non si ha giurato sulle palle di Ippocrate.

Avendo indossato il sacro mantello dell'invincibilità, ho sospeso il cipralex.
Ieri una botta depressiva folle mi ha ricordato che è quantomeno prematuro interrompere una cura che dovrebbe durare almeno 8 mesi.

Ho mollato il mantello, mi sono fatto piccino, e ho ripreso la pasticca.
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venerdì, 23 ottobre 2009 ore 09:27

Nuova veste

Le foto del precedente template sono sparite.

Provvisoriamente ho sistemato questo, Hartigan è un grande.

Vi piace?
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mercoledì, 21 ottobre 2009 ore 14:13

Riflessioni

Nella squallida periferia del mio paese, dal lato nord, spicca un baretto prefabbricato, una piccola costruzione tutta in legno, in perfetto stile altoatesino, con splendidi gerani rossi alle finestre.
L'esterno, molto curato, è stato verniciato di recente. L'interno è davvero piccino, non più grande di 20mq, ai quali bisogna sottrarre antibagno con lavabo e turca maleodorante.
Il poco spazio che resta è riempito all'inverosimile da tanti piccoli tavoli in legno, con relative seggiole in paglia.

E' un bar per soli uomini, nessuna donna del mio paese si sognerebbe mai di entrare, se escludiamo qualche infoiata troia sessantenne, alla ricerca di un cazzo facile, seppur moscio ed ubriaco.
Qui non si parla di sport nè di donne, ma neppure dei dolori della vita, si sta zitti: ogni avventore siede al suo tavolo e beve, in silenzio.

Da qualche giorno hanno acceso il caminetto, una nota caldissima quanto stonata.
Tutti lo fissano, ammaliati e stregati dal primordiale istinto che ci porta a fissare ogni fiamma libera per ore, in compagnia dei nostri pensieri.

Ieri sera ero pensieroso, sicchè ci ho fatto una capatina.
Un cenno di saluto per tutti, quindi mi siedo nel mio angolo, rigorosamente spalle al muro, ed ordino un solo bicchiere di rosso, senza marca, senza dignità, senza preconcetti.
Sorseggio molto lentamente, e osservo. Oggi niente devastazione, tanti pensieri affollano la mia mente, questi posti sono il mio toccasana riflessivo, c'è tanta di quella realtà da spaventarsi.

La legna che arde nel camino scoppietta allegra, colorando di ritmiche virtù i volti stralunati degli ubriaconi silenti.
Li conosco tutti, uno per uno, mi vogliono bene, sono il giovane cacciatore che gli porta il cinghiale e che talvolta li accompagna a casa. Conosco le loro drammatiche storie, i grandi dolori, la stoicità nel resistere ad ogni maledizione per poi cadere, sconfitti, sotto i colpi dell'alcol.

Lo sguardo cade su XXX, 60 anni indossati da schifo.
E' una persona mansueta e buona, abbandonato dalla moglie che si è volatilizzata con i risparmi di una vita (qui esistono ancore storie cosi).
E' proprio accanto al fuoco, la bottiglia ed il bicchiere sul tavolo davanti a lui, mentre fissa il pavimento.
Lo fa per ore, alzando lo sguardo esclusivamente per bere o per rabboccare il bicchiere.
Il volto è quello di un uomo normale, quasi anonimo, non fosse per i baffi decisamente spessi, che disordinati gli ricoprono anche le labbra. E' magro, anzi spigoloso, vestito sempre allo stesso modo: camicia a quadri e gilet da pescatore.

Osservo gli occhi, sono la cosa che guardo di più in una persona. I suoi sono sempre lucidi, ingialliti dal fegato malfunzionante e attraversati da decine venuzze rosse, piccoli lampi di luce in uno sguardo spento.
XXX è sempre assente, dietro quello sguardo non c'è mai nessuno, non è presente a se stesso, non più da innumerevole tempo.

Ieri sera, complice il bagliore del fuoco, il suo sguardo sembrava acceso, vivido. L'occhio era decisamente più lucido, ma si muoveva, quasi indiavolato, pervaso da uno strano luccichio.
Nel suo contorcersi ho letto dolori sovrumani, ho visto scorrere la sua vita  angosciante, ho visto battaglie cruente e, soprattutto, il fantasma della solitudine.

Ho spento il telefono e mi sono seduto al suo fianco, spostando una seggiola.
" Hei XXX, anduma bin?"
Lui alza gli occhi e mi guarda, per una frazione di secondo leggo nei suoi occhi felicità, gioia ed entusiasmo, qualcuno gli ha rivolto la parola.
" Ciau Gigi, la prima seira che i feve na festa al ciabot t'menviti ? Parei poss sunè un poch la fisa!"
( la prima sera che fate una festa al rustico mi inviti? Cosi posso suonarvi la fisarmonica)

Mi fissa ancora, trepidante, in attesa di quel si che lo farà sentire accettato e desiderato. L'occhio marrone brilla deciso, mi assorbe e mi penetra, mi scava nel profondo, indagatore.
Per un attimo mi annullo completamente, quasi mi avesse trasmesso e reso partecipe della sua tremenda solitudine.

" Alura?"  Intanto sorride, il baffo gli scopre i pochi denti rimasti, cancellando anche l'ultima forma di dignità umana, la possbilità di sorridere senza vergogna.

" Si XXX, duman ven si et disu quaicos per en dì dla prossima smana."
( domani passo di qui e ti dico qualcosa per un giorno della prossima settimana)

"Grrrasssie, te spetu"
(Grazie, ti aspetto)

Pochi attimi e non è più presente, l'alcol lo narcotizza vicino al fuoco.
Lo guardo ancora una volta, mentre mi alzo per tornare al mio posto: sono sicuro che la piega del labbro non sia una smorfia di dolore, ma l'abbozzo di un sorriso.

Amo le persone così, non posso farci nulla.




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Pensiero stupendo

Pensare è prerogativa di ogni essere con un cervello,  un riflesso neurologico quanto automatico.

Diversamente, trarre conclusioni ed effettuare delle scelte è solo degli umani.

I cattolici sanno che siamo conseguenza della prima, grande scelta:  il cibarsi o meno dell'unico frutto proibito nel giardino dell'Eden, la mela.

E Adamo, pur avendo Eva, si suppone anche bella porca, da chiavare tutto il giorno, attorniato da ogni bene possibile ed immaginabile, dvd, Tv al plasma, Ferrari F430, villa al mare, in montagna e ai caraibi, che cazzo fa?

Si lascia tentare dal serpente, icona viscida e fasulla, e si nutre dell'unica cosa a lui proibita, primordiale esempio della fallibilità umana.


Sono passati milioni di anni, e ogni cazzo di giorno dobbiamo effettuare delle scelte.
Bene o male, bianco o nero non importa.

L'importante è decidere da quale parte stare.

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lunedì, 19 ottobre 2009 ore 10:35

Nik

Ieri è arrivata Nikita.

Stanotte mi ha frantumato il cazzo correndo sulla ruota, ma credo diventeremo ottimi amici.




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L'importanza della squadra.

Ci sono vite che scorrono lente, un naturale stillicidio di costante monotonia.
Ci sono vite autostradali, picchi veloci e code interminabili, sorpassi repentini e frenate decise.
Ci sono vite vischiose come la carta moschicida, vite brevi come una schiusa di effimere, vite grumose e bruciate come una fonduta mal riusciuta, vite inquiete come i mulinelli nei grandi laghi.


Poi c'è la mia, vissuta sul filo del 300 km/h, sfiorando cordoli e muretti, subendo vorticosi testacoda e qualche infernale incidente.

La ricerca dei limiti è sempre stata una mia insana mania, conosci i tuoi limiti e conoscerai te stesso.
Da qualche giorno una strana consapevolezza si fa strada nella mia zucca bacata: per vincere a queste folli velocità contano il mezzo, il pilota, ma soprattutto il team.

Sabato mi sono spinto oltre la normale devastazione.
Domenica ho realizzato che farlo in totale solitudine è quantomeno pericoloso ed inutile.
Da oggi ascolterò il mio team ed il mio direttore di gara.

Ho i numeri per vincere ancora, non sono solo.
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giovedì, 15 ottobre 2009 ore 07:54

Non c'è trippa per gatti. Eh no!

Adoro la trippa, davvero tanto, ma potrei farne serenamente a meno.

Diversamente, non posso fare a meno dell'acqua, quella è fondamentale per il mio organismo.
Dissetarsi è un scienza esatta e precisa, guai a sbagliarne la fonte, potresti uscirne intossicato e morire.

La ricerca della fontana perfetta può durare una vita.
Oppure, mentre calpesti un letto di foglie imputridite, potresti intravedere una fontana cosi.



E allora, con le mani a guisa di coppa, cercheresti di dissetarti senza farne cadere neppure una goccia.

Ho sete.
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martedì, 13 ottobre 2009 ore 08:41

La notte è niente senza il giorno.

Ieri il vento ha spazzato coscienze e nuvole, più una serie interminabile di tetti.
Stanotte un cielo immacolato e lindo ha mostrato le sue stelle migliori, anche le più piccine scintillavano ammiccanti.
Credo che l'uomo primitivo abbia mutato la propria postura da scimmione proprio per godere del cielo stellato.

Per esso ha eretto templi e piramidi, eseguito sacrifici umani e combattuto terribili guerre.
Ha inventato simboli, lingue e disegnato calendari.
Ha orientato castelli e casolari, costruito labirinti e allineato pietre misteriose. Quando le sfiori, accarezzando le rune, le senti ancora urlare sotto le dita, percependo le vibrazioni di chi le ha incise.

Nel nero profondo delle galassie si nascondono mostri la cui potenza è inimmaginabile quanto devastante.
Mostri generosi come il sole, una palla infuocata che si distrugge internamente ma ci regala la vita.
Mostri fagocitanti e possenti come i buchi neri, misteriosi e affascinanti mangiatori di corpi celesti. E' affascinante come gli scienziati riescono a trovarli: all'interno di un mangiatore di nebulose non c'è nulla. Niente, solo il nero più nero, e neppure ammiccante. Ma lui è lì, sornione e vorace, in millenaria attesa, pronto nel divorare ogni forma di materia che gli passi vicino.

Possiamo godere della notte grazie al moto circolare della terra, quando mostriamo le chiappe il sole è come se spegnessimo la luce.

La notte è caos infernale.
La notte è magia.
La notte è attrazione e pallore lunare.
La notte denuda le coscienze.
La notte è dolore nelle vuote corsie ospedaliere.
La notte è sesso avvolgente e sudato.
La notte è violenza.
La notte è sonno ristoratore.
La notte è incubi e palpitazioni.
La notte è un marmocchio che piange.
La notte è festa sfrenata e alcol a fiumi.
La notte è la panchina ritrovata ieri sera.
La notte sono io, mentre aspetto quella forza interiore che mi volga nuovamente al sole, giacchè per vivere in modo completo bisogna godere anche del giorno.







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domenica, 11 ottobre 2009 ore 16:36

Pranzo in Langa

Oggi ho pranzato, in assoluta solutudine, su una splendida terrazza mediovale, godendo di un panorama autunnale mozzafiato.

In realtà non sono stato solo neppure un momento: nel posto vuoto davanti al mio ho seduto alcune persone, riuscendo a strapparmi  anche un paio di sorrisi.
E un bel brindisi.

Cin cin.

Questa la colonna sonora che ho messo al ritorno: http://www.youtube.com/watch?v=1K7yPgNSIzk


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giovedì, 08 ottobre 2009 ore 09:03

Del tempo.


Oggi il tempo pennella la giornata di melanconia.
Uno stato d'animo indugiante, poco severo e lento per definizione.

Ti avvolge come la più fitta delle nebbie, ti colora l'anima col giallo spento delle foglie, profumandoti di mosto e minestrone.
I rintocchi del vecchio campanile rallentano all'inverosimile, persino i corvi gracchiano sommessamente.

Volgi lo sguardo al cielo e il grigio ti abbraccia la mente, dolcemente.

Si sta, come d'autunno, sugli alberi, le foglie. [ G. Ungaretti]

Ma non pioverà.
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venerdì, 02 ottobre 2009 ore 09:02

Varie

Dopo un entusiasmante arresto respiratorio, il decorso post-operatorio di mia mamma sembra progredire verso una lenta, e mi auguro inesorabile, risalita.
Non si può ancora gioire, benchè qualche lumicino si sia acceso in lontananza.

Per il resto, l'ansia è leggermente sotto controllo, la depressione un po' meno ma ci sto lavorando.
Mi piacerebbe molto uscire a cena con una donna, ho un disperato bisogno di sentirmi coccolato da qualcuno che non sia mio fratello o uno dei miei figli, insomma sentirmi guardato in modo diverso.

Vabbè, torno in ospedale.

Ciao.
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lunedì, 28 settembre 2009 ore 18:15

Ospedale

Domattina operano mia mamma.

Incrociamo le dita, ne andasse bene almeno una.

saluti.
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venerdì, 25 settembre 2009 ore 07:34

E' tutta questione di equilibrio.

Ci sono pesi.
Ci sono misure.

C'è l'alienazione programmata, il sacrificio e un robusto pensare notturno.

Se ti senti grasso puoi fare una dieta.
Se vuoi morire puoi suicidarti.

Ma se provi a vivere c'è la vita,  ingannevole e beffarda, che ti sgambetta giocosa ad ogni passo.

Restare in piedi è equilibrio, nulla di più.
Un equilibrio al di sopra di ogni ragionevole follia.
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martedì, 22 settembre 2009 ore 11:00

Diario di bordo

Sono passato per salutarvi, in questi giorni starò un po' a casa, in compagnia di mia figlia.

Ho bisogno di sedimentare un po' tutto, ho trascorso una brutta domenica, sudata ed inquieta, con qualche pensiero poco costruttivo.

Il cipralex inizia a funzionare, ma non fa miracoli.

A presto dunque.


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sabato, 19 settembre 2009 ore 09:16

Ineccepibile

Sono scappato.
Da tutto, da Cheese, dal grigiore della pioggia, dalla mia camicia azzurra, dal tumultuoso pulsare delle mie ansie.

Il diaframma si contrae, spingendo gli organi interni: arriva un senso di compressione incredibilmente profondo, il respiro diventa affannoso, l'aria che inspiri sembra non bastare mai.
Le braccia formicolano, minuscoli cristalli argenteii danzano vorticosi nelle tue pupille, la sudorazione aumenta, mentre un freddo polare ti percorre dalla testa ai piedi, scuotendoti ritmicamente.

Ti siedi, sotto una pioggia lenta e fitta, su di una panchina bagnata.

I tuoi pensieri si ammucchiano, come plumbee nuvole sospinte dal vento.

Ed è subito sera.


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venerdì, 18 settembre 2009 ore 10:14

Cena et varie

Per la cena di stasera non ho ancora deciso nulla, non vorrei trovarmi in situazioni mentali difficili da gestire, la mia mente non è ancora pronta.

Intanto, nel pomeriggio, parteciperò ad alcuni laboratori del gusto in totale solitudine, sperando che questa manifestazione, così multietnica e variopinta, mi fornisca interessanti quanto positivi stimoli.

Il vino potrebbe fare la differenza, ergo starò molto attento, un occhio di riguardo alla qualità piuttosto che alla quantità.

A presto, spero.

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Di una notte insonne.

Per dirla alla Forrester, è iniziata la mia Stagione di Fede Assoluta.
Odio la lingue straniere in generale, ma i più importanti recensori cinematrografici sostengono come il titolo stesso del libro -peraltro mai pubblicato- sia rappresentato magnificamente nella lingua inglese, ovvero "A Season of Faith Perfection", la fede perfetta.

La fede è devozione, affidamento, fiducia smisurata in elementi poco tangibili, ma dei quali riesci a percepirne la grandezza.
La fede, secondo il razionalismo, è irrazionale per definizione.
La fede è costruire le proprie convinzioni sulla base di concetti o dogmi totalmente avulsi da qualsiasi realtà, in persone o cose inanimate, senza poterne provare l'esistenza, la bontà intellettuale o d'animo, la pertinenza logica o illogica, insomma, la fede è essenzialmente legata al verbo Credere.

Un verbo ignorato dai più, maestoso e potente, valorizzato pienamente soltanto dalla Chiesa Cristiana.
Eppure racchiude nel suo interno molteplici strutture e complicati processi emotivi, quali l'amore, la riflessione, la fede e la fiducia, la sofferenza, l'onirico e l'irrazionale.

Un verbo dolce e amaro allo stesso tempo, in grado di surclassare qualsiasi "ti amo".

Io Credo in te, penso non esista una affermazione più sublime, almeno per me.

Oggi non credo in nulla e in nessuno, ma un piccolo seme è stato piantato.
Se curato nel modo giusto produrrà una pianta solida, saldamente ancorata al terreno da radici robuste, in grado di sostenerla nelle tempeste più impetuose.

Ecco, in questo Io Credo.
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giovedì, 17 settembre 2009 ore 10:22

Metafisica

" Una cosa è certa : il peggiore dei pompini , sarà sempre meglio della più profumata delle rose ...del più fantastico dei tramonti . Delle risate dei bambini .
Io non credo che leggerò mai una poesia più bella quanto uno di quegli orgasmi che ti mandano a fuoco, ti fanno venire i crampi al culo , ti inondano le budella " .

[Chuck Palahniuk]

Caotico, devastante e geniale.
Da sempre nutro il mio corpo con pazzie simili.
Ma non chiedetemi di smettere.
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